Monolith Cult - Run From The Light


Year: 2013
Genre: Heavy/Doom Metal
Record Label: Future Noise Recordings
Sounds like: Black Sabbath, Pentagram, Angel Witch, Witchfinder General
Rewieved by: Giorgio
Sentence:  Following the path of the Metal Gods

Ci vuole un po' di sfiga a fare Doom nella vena degli anni 70 e tirar fuori il debuto nell'anno in cui esce il nuovo dei Black Sabbath. Il ritorno in campo del mostro sacro cambia le carte in tavola, soprattutto se il lavoro è quello che è (se non l'avete fatto leggete la mia recensione di 13 e capirete cosa intendo). Tuttavia i neonati Monolith Cult (decisamente da non confondersi con gli olandesi The Monolith Deathcult) mostrano con questo debutto di saperci decisamente fare. Run From the Light è infatti una grande prova di riffing Doom principalmente nella vena degli albori del genere, quindi con mischiati molti elementi provenienti direttamente dagli anni 70. Quello che certamente non manca è quel feeling di blues perverso che pervade la prima ondata di Doom, ogni tanto letto direttamente in chiave Stoner, come ci si può d'altronde aspettare dalla scuola inglese.
Tuttavia quello che colpisce di più fin dal primo ascolto è la maestria di Bry Outlaw (ex-Khang) alla voce, la sua straordinaria capacità di mescolare una raffinata tecnica vocale con la capacità di dare un grande trasporto emotivo ai brani. Per renderla meglio con un paragone è un po' come quando si sentono le registrazioni dei Candlemass con Johan Langquist e poi si passa a quelle con Messiah Marcolin: al primo non si può negare una tecnica impressionante, ma l'emotività e il coinvolgimento del secondo rendono i brani superiori. Ecco Outlaw è come un Messiah o anche come un Rob Lowe un menestrello oscuro, un cantore perduto, un musicista che sfrutta la sua tecnica per addentrare l'ascoltatore nei meandri dell'angoscia e della tristezza. Tirando le somme, nonostante non sia niente che possa riscrivere la storia del genere, come un In The Rectory of The Bizarre dei Reverend Bizarre, Run From The Light è un disco fatto dannatamente bene che non ha cali di sorta, il cui unico problema è forse di avere dei vicini un po' ingombranti (Black Sabbath su tutti), ma che certo non ne sminuisco la potenza.


Mark: 7.5/10


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